En attendant, go to: Théâtre PDF

Poster for drama performance of « Waiting for Godot ». En attendant, go to: Théâtre PDF vi è nulla sulla scena, solo un albero dietro ai due personaggi che regola la concezione temporale attraverso la caduta delle foglie che indica il passare dei giorni.


Un huit-clos contemporain et déroutant…

Quatre jeunes gens se retrouvent enfermés dans un appartement, sans autre moyen de communication avec l’extérieur qu’un ordinateur interactif à la logique programmée et inébranlable.

Qui sont-ils ? Pourquoi se retrouvent-ils là ? Sont-ils prisonniers, ou les acteurs involontaires d’une télé-réalité ? Et pendant qu’ils vivent et s’interrogent, sur les murs de leur prison, s’étendent des graffitis tracés par une main inconnue…

Entre Beckett et les langages de programmation Basic, cette pièce s’ancre dans notre modernité et ses angoisses. Elle a été traduite en allemand dans le cadre d’un projet de la SACD.

Découvrez cette fresque de la société moderne aux accents angoissants !

À PROPOS DE L’AUTEUR :

Professeur de littérature contemporaine à l’Université catholique de Louvain (UCL) et d’histoire contemporaine à l’IHECS, il a écrit de nombreux essais, romans, nouvelles ou pièces de théâtre. Il est aussi critique littéraire et chroniqueur ; à ce titre, il a collaboré avec Le Soir, Victoire (supplément hebdomadaire du Soir) et Mint en radio. Depuis 2014, il collabore avec La Première, en tant que chroniqueur au sein de l’équipe de l’émission CQFD. Chez Ker, il est l’auteur de nombreuses pièces de théâtre, d’un essai ainsi que de plusieurs romans, comme Raphael et Laetitia et Les Diaboliques.

Pour en savoir plus sur l’auteur rendez-vous sur son site : http://www.edern.be/vincentengel/

EXTRAIT :

Un plateau dépouillé. Un appartement de jeunes, en désordre. Vieux meubles de récupération, pas de télévision. Sur la table basse, des vidanges, des assiettes sales. Sur le divan, Hannah dort. Au centre, une machine étrange, à mi-chemin entre le juke-box et l’ordinateur. Un écran, un clavier.  Jean entre, comme s’il venait de se réveiller d’une nuit trop courte. Il marche vers la machine et l’allume en tapotant sur le clavier. Sur l’écran, une image apparaît tandis qu’une voix retentit, neutre et métallique.

LA MACHINE

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Jean tape sur l’écran. La voix de la machine change. C’est à présent une voix féminine très douce, très sensuelle.

Ma Godot non appare mai sulla scena, e nulla si sa sul suo conto. Ed è proprio attraverso i loro discorsi sconnessi e superficiali, inerenti ad argomenti futili e banali, che emerge il nonsenso della vita umana. A un certo punto del dramma, arrivano altri due personaggi: Pozzo e Lucky. Pozzo, che si definisce il proprietario della terra sulla quale Vladimiro ed Estragone stanno, è un uomo crudele e al tempo stesso « pietoso », tratta il suo servo Lucky come una bestia, tenendolo al guinzaglio con una lunga corda. Pozzo è il padrone, Lucky il servo e la corda che li unisce indica un legame reciproco apparentemente inscindibile. I due nuovi personaggi successivamente escono di scena.

Il secondo atto differisce solo in apparenza dal primo: Vladimiro ed Estragone sono di nuovo nello stesso posto della sera precedente. Ritornano in scena Pozzo, che è diventato cieco, e Lucky, che ora è muto, ma con una differenza: ora la corda che li unisce è più corta ad indicare la soffocante simbiosi dei due. Questa voce o sezione sull’argomento drammi non cita le fonti necessarie o quelle presenti sono insufficienti. In Inglese God vuol dire Dio, mentre « dot » si traduce con « punto ».

Quindi qualcuno ha ipotizzato che Beckett abbia in questo modo lasciato un’interpretazione sull’identità di Godot. Il suffisso « ot » vuol dire a sua volta « piccolo » in francese, dando un’ulteriore caratteristica al Dio in questione. In un’intervista Beckett stesso rifiuta questa lettura di Godot: non aveva nessuna intenzione di riferirsi a Dio – piccolo o grande che sia. L’opera è divisa in due atti, nei quali non c’è sviluppo nel tempo, poiché non sembra esistere possibilità di cambiamento. La trama è ridotta all’essenziale, è solo un’evoluzione di micro-eventi. Apparentemente sembra tutto fermo, ma a guardare bene « tutto è in movimento ». Non c’è l’ambiente circostante, se non una strada desolata con un salice piangente spoglio, che nel secondo atto mostrerà alcune foglie.

Aspettando Godot è il titolo di un album del 1972 di Claudio Lolli e di una canzone ivi contenuta. Aspettando godo, nome che scherniva quello di quest’opera, è il titolo di uno spettacolo teatrale del 1991 del comico Claudio Bisio. Carlo Fruttero, in Teatro, Einaudi, Torino 1968, pp. Teatro completo, Einaudi-Gallimard, Torino 1994, pp. Asmus, Beckett dirige Godot , trad. Le ceneri della commedia, Bulzoni, Roma 1997, pp. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 19 feb 2019 alle 18:23.

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